Sospetti su carne rossa ed insaccati? Noto già con lo studio EPIC

Prodotti biologici– Dopo la notizia che ha lasciato tutti senza parole perché a comunicarlo è stato L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ora si cerca di interpretare e quasi di giustificare quei dati. La parola viene data ai grandi esperti: si intervistano macellai, il presidente dell’Associazione Nazionale Carni e Salumi, veterinari (nulla contro i veterinari ma il loro lavoro è proprio di garantire qualità e sicurezza ai prodotti di origine animale), il presidente di Federcarni ed allevatori. Risulta un po’ difficile fidarsi di divulgatori che hanno legami con l’industria alimentare, ma si sa i media amano mettere gli esperti a confronto non importa se uno dei due esperti è a libro paga. Detto questo, sarebbe giusto interpellare chi di studi scientifici li ha condotti, parleremo proprio del più grande studio prospettico con banca di campioni di sangue intrapeso nel mondo con l’obiettivo di verificare il legame tra stato nutrizionale, stile di vita e sviluppo di malattie croniche e tumori: il progetto EPIC  (European Prospective Invastigation into Cancer and Nutrition) ovvero l’indagine Prospettica Europea su nutrizione e Cancro, alla cui realizzazione ha partecipato il dott.Franco Berrino, medico, patologo ed epidemiologo. Al progetto EPIC partecipano 23centri di ricerca in 10 paesi Europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia e vi lavorano più di cento ricercatori. Iniziato nei primi anni ’90, ha reclutato mezzo milione di persone fra 35 e 75 anni che hanno volontariamente donato un campione di sangue, valutando il loro stile di vita, il consumo alimentare abituale, si sono così sottoposte a misurazioni antropometriche. Cinquantamila di loro si sono ammalate di cancro e chi non si ammala viene confrontato con chi non si ammala per valutare se aveva uno stile di vita diverso, se mangiava diversamente, se aveva concentrazioni diverse nel sangue di ormoni, fattori dell’infiammazione, se aveva geni diversi. Un progetto meticoloso che ovviamente ha richiesto numerosi anni per arrivare ad una conclusione. La logica del progetto EPIC era triplice:

  1. Occorreva uno studio molto grande per avere una grande potenza statistica anche in presenza di inevitabili errori di classificazione dei consumi alimentari
  2. Occorreva disporre di campioni di sangue per avere delle misure oggettive di alcune variabili
  3. Occorreva studiare popolazioni con abitudini alimentari molto diverse per valutare se diverse diete hanno effetti diversi

Lo studio nacque con il coordinamento dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e con un finanziamento importante della Comunità Europea. Dallo studio è emerso che:

  • Le donne che si sono ammalate di cancro mammario presentavano alti livelli plasmatici di ormoni sessuali (testosterone) di insulina, di glicemia, di IGF-I e bassi livelli di SHBG (la globulina che lega gli ormoni sessuali). La produzione della SHBG è regolata dall’insulina, la quale fa aumentare gli androgeni stimolando sia l’ovaio a produrli, sia stimolando l’ipofisi a produrre LH. Ridurre i livelli di androgeni con la dieta, privilegiando alimenti integrali rispetto agli zuccheri e farine raffinate e grassi saturi (grassi delle carne rosse e dei latticini)  è possibile ridurre l’insulina  e i fattori di crescita responsabili dei tumori alla mammellaprodotti-biologici-studio-epic-berrino
  • Vi è una relazione fra consumo di carni rosse e in particolare carni conservate (salumi, wurstel,hamburger ecc),e l’incidenza di cancro dell’intestino. Il rischio da carni rosse potrebbe dipendere sia dalla formazione di N-nitroso composti favorita dal ferro eme, sia dalla formazione di ammine eterocicliche nella cottura delleprodotti-biologici-carne-come-amianto carni, sia dal contributo dello stile alimentare ricco di carni allo sviluppo della resistenza insulinica. Il consumo di carni rosse, in particolare la conservazione sotto sale, è anche significativamente associato al cancro dello stomaco per la sintesi di nitrosamine( i composti dell’azoto che si formano nell’intestino durante la digestione,cancerogeni) favorendo la gastrite atrofica e la colonizzazione della mucosa gastrica da parte dell’Elicobacter pilori. Carni rosse e conservate sono associate anche a tumori dello stomaco e del pancreas, con possibile coinvolgimento della mammella. Il consumo di frutta e verdura nello stesso pasto riduce il rischio da carne: l’alta concentrazione di sostanze antiossidanti nel tubo digerente ridurebbe la formazione di nitrosammine cancerogene.
  • Il ruolo del latte e dei formaggi nella cancerogenesi è invece molto controverso. A fronte di una chiara associazione negativa con i tumori dell’intestino, verosimilmente mediata dal contenuto di calcio, c’è un sospetto che il latte sia associato ai tumori dell’ovaio e che una dieta molto ricca di calcio favorisca i tumori della prostata(probabilmente riduce la sintesi endogena di vitamina D)
  • Una dieta iperproteica, inoltre, in particolare se ricca di proteine animali e di latte, è associata a livelli alti di IGF-I( fattori di crescita che favoriscono la crescita cellulare, anche di quelle maligne). Gli aspetti dell’alimentazione che favoriscono le alterazioni ormonali associate al cancro della mammella sono gli stessi che favoriscono la sindrome metabolica associata al diabete e alle malattie cardiovascolari, definita convenzionalmente dalla presenza di tre o più dei seguenti fattori: iperglicemia, ipertrigliceridemia, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione e adiposità addominale
  • un forte ruolo protettivo delle verdure (crude) a foglia.  Lo studio mette in guardia anche dal consumoprototti-biologici-frutta-verdura-semi-dimagrimento eccessivo di alcol: mezza bottiglia al giorno di vino aumenterebbe del doppio il rischio di tumore al seno. Una correlazione messa in luce anche per fumo e obesità;
  • consumo elevato di frutta riduce l’incidenza del tumore al polmone, indipendentemente dall’effetto del fumo, che si conferma essere il principale fattore di rischio (Int J Cancer 2004;108(2):269-76)
  • I centri Italiani, ed in particolare i centri dell’Italia meridionale (Ragusa, Napoli) risultano avere concentrazioni di carotenoidi molto superiori a quelle del resto dell’Europa. Tra questi spicca il licopene, una sostanza con forte attività antiossidante, la cui fonte principale sono i pomodori, sia cotti che crudi. Nei paesi Mediterranei si consumano quantità più elevate di frutta e verdura, ricordiamo che la dieta mediterranea si basa su alimenti molto semplici, alimenti che una volta venivano reperiti con facilità quindi cereali integrali, pasta di grano duro, legumi, verdure non amidacee, Olio di oliva, frutta, semi oleaginosi.