Sindrome metabolica, il comune denominatore di molte malattie croniche

Prodotti biologici– Viviamo in un’ epoca caratterizzata da sedentarietà, da una dieta ricca di alimenti raffinati e di origine animale , questo stile occidentale contribuisce a gran parte delle patologie croniche come il diabete, malattie cardiovascolari, tumori, demenze senili, osteoporosi, obesità ed ipertensione. Ci sono sempre più prove che la scelta di uno stile di vita più sano consentirebbe di prevenire molte più malattie di quanto non potrà fare la medicina tecnologica e di prevenire anche la medicalizzazione massiva delle persone anziane. La madre di tutti i fattori di rischio è la cosiddetta sindrome metabolica (SM), una condizione definita dalla presenza di 3 o più seguenti fattori:

  • adiposità addominale (indicata dalla circonferenza vita maggiore di 80 cm nelle donne e 100 negli uomini),
  • pressione alta (maggiore di 85mm di mercurio la minima e di 130 la massima), glicemia alta (maggiore di 100mg/100 mL),
  • trigliceridi alti ( maggiore di 150mg/ 100 mL),
  • colesterolo HDL basso ( inferiore a 50mg/100 mL nelle donne e a 40 negli uomini. obesità

Anche le terapie farmacologiche per pressione, trigliceridi e colesterolo alti contribuiscono alla definizione della sindrome metabolica. Altre caratteristiche della SM sono la resistenza insulinica (quando l’insulina fatica a far entrare il glucosio nelle cellule, è spesso la conseguenza del deposito di grasso attorno agli organi addominali), lo stato infiammatorio cronico, l’obesità e nelle donne alti livelli di ormoni maschili nel sangue. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che riducendo i cibi di provenienza animale (in particolare carni rosse, salumi e latticini) e aumentando i legumi ( in particolare la soia) si riduce il colesterolo LDL, che riducendo gli zuccheri si riducono i trigliceridi, che riducendo i grassi, la carne, il sale in eccesso e aumentando le verdure e l’attività fisica si riduce la pressione arteriosa e che scegliendo prodotti vegetali non industrialmente raffinati si previene l’obesità e il rischio di tumore. Inoltre hanno confermato che è possibile far regredire la SM e le malattie di cuore  e prevenire il diabete con la dieta mediterranea.

Contribuiscono alla SM gli acidi trans (quelli delle margarine e di molta pasticceria commerciale), i grassi saturi (quelli della carne rossa, salumi e formaggi), i cibi che alzanomolto la glicemia (il pane bianco,le farine e i cereali raffinati, le patate), le bevande alcoliche, le bevade zuccherate, l’eccesso di proteine, l’eccesso di sale. prodotti-biologici-pranzoRiducono, invece, il rischio di SM l’attività fisica, i grassi del pesce e delle erbe selvatiche ( i cosiddetti omega- 3), l’olio extravergine d’oliva e la dieta mediterranea tradizionale. La dieta mediterranea tradizionale italiana era fatta di pasta di grano duro, pane integrale, legumi, verdure ( coltivate e selvatiche), frutta, semi oleaginosi ( noci, mandorle, pistacchi, nocciole) e solo occasionalmente carni. Oggi invece, il Sud dell’Italia è stato invaso dai prodotti industriali più deleteri ed ha un consumo di carne più elevato del nord.

Vediamo gli studi principali che hanno valutato il rischio associato alla SM. Il rischio di sviluppare un diabete è 5 volte superiore in chi ha la SM. Di tutti i componentidella sindrome il principale è l’obesità addominale, con un rischio fino a 14 volte superiore rispetto a chi ha la circonferenza vita entro i limiti convenzionali. In assenza di obesità addominale, anche la glicemia e i trigliceridi alti aumentano il rischio ma molto meno ( all’incirca lo raddoppiano). Nello studio EPIC- quasi 50,000 persone seguite per 15 anni- si è mostrato che chi ha la SM ha un rischio 4 volte (negli uomini) e 5 volte ( nelle donne) superiore di avere un infarto rispetto a chi non ha nessun fattore della sindrome, ma anche chi ha solo 1 o 2 fattori ha un rischio circa doppio. Risultati simili per l’ ictus cerebrale, con rischi che salgono fino a 3 volte. Nello stesso studio abbiamo classificato i \ le partecipanti in base a quanto la loro dieta si avvicina alla dieta mediterranea tradizionale: chi si avvicina di più dimezza il suo rischio di sviluppare un ictus cerebrale. Gli stessi autori spagnoli che hanno pubblicato sulla prevenzionedel diabete hanno condotto una grande sperimentazione su 7000 personead alto rischio di malattie cardiocircolatorie: i pazienti randomizzati nei gruppi che venivano sollecitati a praticare una dieta di tipo mediterraneo hanno visto ridurre l’incidenza di ictus del 39%, di infarto del 23% e di mortalità cardiovascolare totale del 17 %. Lo studio prevedeva un braccio di controllo, un braccio di intervento che veniva incoraggiato a consumare più olio di oliva e uno che veniva incoraggiato a consumare più noci e mandorle. Fra i due bracci di intervento non ci furono differenze di incidenza. La dieta mediterranea, o comunque una dieta basata principalmente su cibo vegetale non industrialmente raffinato è in grado di far regredire lo spessore delle pareti arteriose, di far regredire l’aterosclerosi. prodotti-biologici-sindrome-metabolica-aterosclerosi

L’alimentazione occidentale contribuisce anche alle malattie neurodegenerative, in particolare alla demenza di Alzheimer e al morbo di Parkinson, ma ci sono indizi anche per la sclerosi multipla, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica e persino per anticipare la comparsa e accentuare i sintomi di una malattia genetica ad altissima penetranza come la corea di Huntington. La SM, specialmente quando si manifesta già in età media, aumenta il rischio sia di Morbo di Parkinson sia, per quanto gli studi non siano coerenti, di Malattia di Alzheimer.

Negli ultimi anni la speranza di vita si è alzata moltissimo, questo anche grazie agli sviluppi della medicina, che tiene in vita (occhio, in vita, non in salute) persone con condizioni patologiche croniche. Ma le condizioni patologiche croniche non sono mica obbligatorie ci ricorda Berrino. Non è mica detto che invecchiando dobbiamo obbligatoriamente ammalarci di qualcosa.

Queste patologie, nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbero essere prevenute, semplicemente cambiando le proprie abitudini e stile di vita. Il 90% delle persone anziane prende almeno un farmaco al giorno per delle patologie che sarebbero perfettamente prevenibili e curabili semplicemente con il cambiamento dello stile di vita.

I consigli per rimanere in forma:

  • Dedicare uno spazio quotidiano all’attività fisica.
  • Non mangiare porcherie; se si evita il cibo spazzatura è molto più facile rimanere in forma, per esempio le bevande zuccherate, in cui sono compresi i succhi di frutta zuccherati, e i vari prodotti industriali: patatine, prodotti-biologici-grassi-idrogenatisalatini ecc.
  • Evitare i cibi pronti , ovvero quelli che puoi mangiare senza prepararli e cucinarli. Fanno male perché troppo ricchi di zucchero, di sale, di grassi di cattiva qualità e di margarine, che sono le cose contro cui combatte l’organizzazione mondiale della sanità ma sono proprio quelle che vanno incontro al gusto della maggior parte della gente e che servono per far sembrare buono un cibo di bassa qualità.
  • Per rimanere in forma a lungo termine ridurre il consumo di prodotti animali.
  • Il problema del pesce è che è inquinato, ma se siete certi della sua provenienza e salute è comunque un buon alimento (senza esagerare nella frequenza).
  • Non c’è bisogno di mangiare tanto, l’importante è garantirsi la varietà che le stagioni ci mettono a disposizione.

Fonte: Il cibo dell’uomo

Guarda la puntata di Presa Diretta qui

Salva

One Comments

  • Giada 15 / 05 / 2017 Reply

    Cambiare lo stile di vita aiuta tantissimo anche se non è facile. Bisogna essere seguiti e avere tanta buona volontà.

Lascia un commento