Prodotti biologici- Il tesoro degli scarti alimentari

Prodotti biologici – A fine febbraio si è tenuto a Cremona, un’interessante salone: il Bio Energy Italy il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili. Da questo incontro è emerso un significativo dato: l’Italia dispone ogni anno di un “tesoro” da 160 milioni di tonnellate, un tesoro proveniente dagli scarti agroalimentari, deiezioni animali e sottoprodotti agricoli che possono essere trasformati in “bioprodotti”. Un settore, questo dei bioprodotti, che in Italia è in continua espansione, solo nel nostro paese si producono 10 milioni di tonnellate di scarti e sottoprodotti agricoli.

In costante aumento è anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la riconversione dell’ex petrolchimico di Porto Torres in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all’anno partendo dalle coltivazioni locali.

Al salone di Cremona si è anche discusso sulla bioeconomia, quel complesso di attività che ha il suo fulcro nell’agricoltura e che in Europa genera un fatturato di circa 2mila miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone. Si occupa principalmente della trasformazione di risorse biologiche rinnovabili e rifiuti biodegradabili in prodotti a valore aggiunto come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti.
La chimica verde è il settore più innovativo della bioeconomia e rappresenta una grande sfida ecologica e una grande occasione di rilancio economico per l’Italia e per l’Europa. Utilizza materie prime rinnovabili di origine agricola per realizzare una nuova generazione di prodotti e composti chimici a basso impatto per l’ambiente e per la salute. L’Italia vanta riconosciute punte di eccellenza e un indotto di attività in notevole crescita.

Carta e pelle dagli scarti industriali delle mele. Negli ultimi cinque anni il quantitativo di scarti utilizzato per realizzare prodotti ecosostenibili è passato da 0 a 30 tonnellate al mese. Se fino a pochi anni fa gli scarti della lavorazione industriale delle mele venivano utilizzati solo per alimentare gli impianti a biogas, oggi sono impiegati per produrre, ad esempio, la “cartamela” per fazzolettini e rotoli da cucina, e la “pellemela” per le calzature e rivestimenti di divani. Una delle realtà che si è mossa in questa direzione è la Frumat srl, un laboratorio di analisi chimiche di Bolzano che lavora gli scarti reperiti nelle numerose aziende melicole dell’Alto Adige, ma gli esempi di aziende interessate a produrre utilizzando scarti ottenuti dalla lavorazione industriale di alimenti sono in continuo aumento.

Addio al polistirolo, arriva il Polypla. Ogni anno nel settore ittico italiano
Prodotti biologici il tesoro degli scarti alimentari circolano 10 milioni di cassette in polistirolo che devono essere smaltite e conferite nella raccolta rifiuti indifferenziata, con alti costi economici e un potenziale ed elevato livello di inquinamento per l’ambiente, a iniziare dalle acque marine. Ecco perché la Blue Marine Service, una cooperativa di San Benedetto del Tronto (AP) che commercializza prodotti ittici, ha iniziato a impiegare cassette realizzate in Polypla, un materiale bio-based totalmente realizzato con materie prime naturali biodegradabili, per lo stoccaggio e la movimentazione del pesce. Al BioEnergy Italy  si è parlato anche di biocosmesi. Ad oggi sono diverse le aziende italiane impegnate nell’estrazione di queste sostanze dalle biomasse vegetali e nella formulazione di biocosmetici. Si possono ottenere diversi prodotti cosmetici, tra cui latte detergente, tonico, creme per viso e corpo, per i massaggi e per la detergenza, compresi i capelli.